Ho visitato Kettle’s Yard per la prima volta l’estate dei miei diciott’anni, mentre ero in College a Cambridge.
Gironzolavo in bicicletta rapita dalle meraviglie della città quando, a pochi passi dal centro, capitai per caso sulla soglia. Ne fui subito attratta e per curiosità, entrai.

Capii subito che non si trattava di una galleria d’arte o di un museo, bensì di una vera e propria casa sospesa nel tempo, in cui le opere d’arte erano parte dell’arredamento, in un gioco delicato e sensuale di incantevoli suggestioni.
Tanta meraviglia, scoprii, fu possibile grazie alla sensibilità e all’intraprendenza dei fondatori: i coniugi Ede che fecero della loro dimora l’ambiente ideale non per osservare passivamente, bensì per consentire a chiunque vi entrasse di vivere e muoversi nell’arte in tutte le sue espressioni, per carpirne più o meno consapevolmente l’essenza, ricavandone un profondo senso di pace.
Per comprendere il valore di questo luogo unico, non si può non accennare alla storia del suo fondatore.

Dal 1920 al 1930, in un periodo di grande fermento artistico in tutta Europa, Harold Stanley ‘Jim’ Ede fu curatore della Tate Gallery di Londra. Amante della bellezza in tutte le sue manifestazioni, gli piaceva considerare se stesso “amico degli artisti”.
E infatti, mentre era alla Tate, strinse amicizie profonde con alcuni dei talenti più promettenti che lavoravano a Londra in quel periodo, tra cui Ben e Winifred Nicholson, Henry Moore, David Jones e Christopher Wood.
Grazie a questi contatti iniziò a collezionare opere d’arte, acquistando lavori da amici e stringendo man mano amicizia con altri artisti, tra cui Henri Gaudier-Brzeska, Joan Mirò, Constantin Brancusi e Alfred Wallis.
Dopo il matrimonio con Helene, viaggiò molto e visse diversi anni in Marocco e a Parigi, dove consolidò una profonda amicizia con Constantin Brancusi.
Nel 1956 i coniugi Ede si trasferirono a Cambridge.
Sognavano una grande casa per loro e per le collezioni di opere d’arte, arredi e oggetti naturali che avevano raccolto negli anni. Ma non solo: la loro casa doveva diventare un luogo in cui l’arte facesse parte della vita quotidiana, in cui chiunque potesse trovare un rifugio di pace e ordine e dove anche oggetti qualsiasi, pietre, vetri, insieme a quadri e sculture fossero disposti in armonia nella luce e nello spazio tutto intorno.

Per dar vita al loro sogno, acquistarono quattro cottages disabitati nel quartiere di Cambridge chiamato Kettle’s Yard.
Grazie ad un’importante ristrutturazione, ripartendo dall’essenziale, ricostruirono man mano gli ambienti della casa e, grazie ad una sapiente lettura degli spazi, elessero semplici oggetti e arredi a piedistalli per opere d’arte di grande valore in un’ambientazione perfetta, calda e familiare.
Questa divenne la loro casa per i successivi 15 anni, già allora, incredibilmente, aperta al pubblico ogni pomeriggio nei giorni feriali!

Nel 1966, pur rimanendone curatori, gli Ede donarono tutto il complesso all’università di Cambridge e, prima di trasferirsi ad Edimburgo, ampliarono il cottage con una galleria d’arte.
Oggi Kettle’s Yard continua a ruotare intorno alla visione dei coniugi Ede: luoghi dell’arte come espressione di uno stile di vita universale, con l’aggiunta di programmi espositivi, una vasta offerta di attività didattiche e concerti.
Entrando per la prima volta nella casa, le opere che mi sono rimaste impresse per anni, sono i quadri di Alfred Wallis ed una scultura di Constantin Brancusi: Prometeus (1912) adagiata sulla superficie laccata di un magnifico pianoforte a coda.
Quella testa stilizzata, perfetta, sembrava appoggiata lì per caso, ma in realtà era, come tutte le altre, l’opera d’arte perfetta nel luogo perfetto, armoniosa come il pensiero di un artista anche se distratto, o come la miracolosa forza della natura, vista con gli occhi di un poeta.

Da allora ho iniziato a studiare questo grande scultore, che scelsi per la mia Tesi all’Istituto Europeo del Design, e tutti gli artisti contemporanei che si sono ispirati alle sue opere considerandolo una vera pietra miliare della scultura moderna.
Tornata a Cambridge dopo 20 anni, ho ritrovato a Kattle’s Yard la stessa atmosfera che non avevo mai più ritrovato in nessun luogo d’arte, un’atmosfera rarefatta in cui il tempo si ferma e ti fa entrare con garbo nell’intimità della natura e dell’arte.
Passeggiando tra le stanze ho potuto osservare opere di indiscutibile valore, ma anche semplici oggetti della natura, disposti in un ordine tale da suscitare un piacevole senso di armonia e di completezza… mi sono sentita a casa, e in pace.
Questa è la magia di Kettle’s Yard.

Consiglio a tutti di visitare la bellissima Cambridge e, soprattutto agli amanti dell’arte moderna, di non perdere per nulla al mondo questo incantevole gioiello.

Bellissima e invitante, complimenti!
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Grazie!
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Brava Robi! Mi sono persa piacevolmente per 5 minuti Nel tuo racconto, scrivi più spesso! Attimi di pace e serenità!🥰😍
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Grazie Antonella! In queste settimane sono stata impegnata a completare la mia sezione PORTFOLIO, ma a breve pubblicherò un altro articolo.
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Interessante, da visitare!
Grazie
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Grazie a te Barbara!
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